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Jackson Pollock (1912-1956)
Wyoming
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Il massimo rappresentante dell’Espressionismo Astratto nordamericano è uno degli artisti più ricercati dai collezionisti d’Arte. Vi sono pochi creatori che ottengono come lui, una risposta unanime della critica al tempo che le sue opere si collocano nei primi posti della classifica mondiale dei prezzi.

Jackson Pollock cominciò la sua formazione nella Manual Arts High School di Los Angeles ed a 17 anni entrò nella Art Students League di New York, dove diventa il discepolo di Thomas Harts Benton. Con questi conobbe l’opera dei graffitisti messicani, tanto influente nell’epoca figurativa di Pollock, caratterizzata da tele molto materiche e colme della simbologia aborigena nordamericana.

Già negli anni ’40, Pollock si sente attratto da un Surrealismo che aveva, in quella decade, molta influenza negli Stati Uniti grazie alla presenza degli intelletuali europei che erano fuggiti dal regime nazista e dalla guerra. Viene affascinato dalla loro capacità di creazione istintiva, dalla rottura con i concetti morali del sistema prestabilito e dal recupero della figura dell’antieroe.

Jackson Pollock partecipò alla mostra che la Galleria di Peggy Guggenheim dedicò, nel 1942, alla “Arte di questo secolo”. Peggy era la sua mecenate e fu lei quella che gli presentò a Clement Greenberg, un influente critico d’Arte che lo sosterrà per tutto il corso della sua carriera. Nel 1946, la famosa collezionista gli propone la sua prima esposizione personale, alla quale molte altre seguiranno. A partire da allora, il suo stile diviene più libero, incamminandosi verso l’astrazione delle forme, senza però abbandonare del tutto il linguaggio figurativo.

È solo a partire dal 1947 che il suo stile si fa nettamente astratto, in tele che sono frutto della sperimentazione con la Action Painting, venuta alla luce di recente. Pollock si colloca fisicamente sopra l’opera stendendo la tela al suolo e facendole sgocciolare addosso la pittura. Per ottenere trame più corporee, giunge a mischiare i pigmenti con sabbia e vetro molato. I risultati finiranno per essere sorprendenti, in composizioni che non hanno un centro concreto, giacché la tela viene ritagliata successivamente per essere adattata al supporto. È questa una tecnica che segnerà per sempre la maggior parte dei giovani artisti della metà del XX secolo.

Jackson Pollock morì nel 1956, vittima di un incidente stradale. Aveva solo 44 anni e si era convertito in un’autentica leggenda dell’Arte Contemporanea, sempre fedele ai sentimenti primordiali, che lasciava fluire liberamente, senza permettere l’intervento della ragione.